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22
Febbraio
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FUORI MISURA – IL LEOPARDI COME NON VE L’HA MAI RACCONTATO NESSUNO – MTM Manifatture Teatrali Milanesi

di Valeria Cavalli
regia Valeria Cavalli, Claudio Intropido
con Andrea Robbiano

LO SPETTACOLO
L’idea di Fuori Misura è nata in un pomeriggio invernale. Davanti a me camminava un gruppetto di ragazzi
che si lamentava a gran voce di una professoressa di italiano che il giorno dopo avrebbe interrogato su una
poesia a scelta di Giacomo Leopardi. La ginestra no, è troppo lunga, il Passero Solitario è troppo triste… La
ragazzina bionda sceglie A Silvia perché anche lei si chiama così e due di loro sono indecisi: L’infinito o La
sera del dì di festa? Non lo saprò mai perché si sono messi a correre per non perdere l’autobus. E così,
sull’onda di quelle parole e presa dai ricordi di gioventù, ho cominciato a ripensare ai giorni di scuola, ai
banchi, agli sguardi assonnati di noi studenti e a quelli indagatori dei prof., ai muri verdolini che hanno
ascoltato teoremi, sintassi, formule, versioni in latino, interrogazioni di storia e anche tante poesie lette e
recitate a memoria come fossero la lista della spesa. Ho rivissuto l’attesa dell’interrogazione, la noia di
certe interminabili lezioni ma anche l’interesse, la scoperta e l’incognita del futuro racchiusa in mille
domande.
Ho ricordato le ore passate a leggere, a tradurre, a parafrasare poesie scomponendole faticosamente, al
punto che spesso il senso vero e profondo si perdeva nell’utilità didattica. Ho ritrovato quelle parole, quei
versi che sono rimasti impigliati nella memoria e che ancora oggi mi commuovono e mi rapiscono. Senza
fare troppa fatica li collego immediatamente a lui, a Giacomo Leopardi, un poeta strabiliante, innamorato
della vita, del sapere, che ebbe un’esistenza tribolata, non accettato dai suoi contemporanei.
Non ho la presunzione di dire che Fuori Misura analizzi a fondo l’opera omnia del Leopardi, un’immensa
produzione letteraria che va dalla poesia alla filosofia, non ho i titoli per dare una visione critica profonda e
sapiente. Uno spettacolo è quanto di più lontano da una conferenza, non illustra, non approfondisce, non
teorizza, ma al contrario trasforma un pensiero, un’idea in qualcosa di tangibile. Dal grumo di sensazioni
addensatesi quel giorno d’inverno, ho cominciato lentamente a tessere una trama che aveva come ordito i
miei ricordi e un presente scolastico che conosco bene attraverso i miei figli: la difficoltà di insegnare e
quella di imparare, il rapporto fra chi ascolta e chi si fa ascoltare ma soprattutto la relazione fra noi uomini
e la poesia. Ho passato giorni rileggendo poesie, lo Zibaldone dei pensieri e Le operette morali: in Leopardi
c’è proprio tutto, dalla critica all’affabulazione, dalla prosa ai versi, ed egli tocca tutti i grandi temi
dell’uomo, a volte con tragicità altre con ironia, a volte con dolcezza altre con amarezza. Tutto è talmente
grande in Leopardi che sarebbe pretenzioso voler portare in scena anche solo parte della sua produzione
letteraria e riassumere l’arte è un’impresa impossibile.
Mi sono così concentrata sulla vita, a partire dalla sua nascita in un’epoca lontana da noi, in un isolato
palazzo situato nella cittadina marchigiana di Recanati, ma soprattutto ho sottolineato “l’allegrezza pazza”
che riempiva le sue giornate, il suo desiderio di assomigliare ad Achille, l’eroe perfetto, la sua inclinazione a
teatralizzare gli eventi, la sua sete di sapere e “del meraviglioso che si percepisce con l’udito e con la
lettura”. Giacomo era dunque un bambino felice e talentuoso. Poi, da “sano e dritto”, come lo descrive il
medico di famiglia, Giacomo in qualche anno diventa “consunto e scontorto” perché aggredito dal morbo di
Pott, una forma di tubercolosi ossea, che deforma il suo scheletro e lo infragilisce giorno dopo giorno. La
sua gioia di vivere annega quindi in un mare di disperazione anche perché Giacomo si sentiva colpevole
della sua malattia, pensando fosse causata dallo “studio matto e disperatissimo” che era la sua vera, unica
passione.
Giacomo era deforme, la sua malattia si era manifestata durante il periodo dell’adolescenza e continuò ad
aggravarsi fino a quando non si spense a 39 anni. Di speranza, di sogno, di segrete fonti di energia, di
sofferenza insopportabile è intrisa tutta la sua poetica che affascina per la sua bellezza dolorosa e che
emoziona, perché pervasa di un desiderio mai appagato di amore e di consolazione.
A quel punto però avevo bisogno di qualcuno che sapesse raccontare tutto questo sul palcoscenico e non
ho potuto fare a meno di pensare a un insegnante, un professore, immaginandolo come il professore che
tutti vorrebbero avere: un giovane supplente, pieno di passione, di vita, timido ma anche acceso, che ha
coraggio, azione, che sa far sorridere ma anche commuovere. E, insieme a Claudio Intropido, regista
insieme a me dello spettacolo, abbiamo deciso che Fuori Misura sarebbe stato un monologo o meglio un
dialogo con il pubblico, abbattendo così la convenzione della quarta parete teatrale e creando un rapporto
empatico con gli spettatori. Il nostro protagonista, un bravissimo, eclettico, coinvolgente e
straordinariamente credibile Andrea Robbiano, riesce a fondere l’immensità poetica di Giacomo Leopardi
con la vita di ognuno di noi affinché, lontani da approfondimenti e parafrasi, ci si possa tutti davvero tuffare
in quell’universo immaginifico che Leopardi ci trasmette attraverso le sue opere.
Fuori Misura non è quindi un saggio recitato sul palco, non è neppure una biografia: è un’appassionata e
coinvolgente “lezione” sul poeta che inevitabilmente ci porta a ragionare sull’“essere fuori misura”, una
condizione tipica dell’adolescente che spesso si vede diverso e sbagliato. Una figura ancora scontornata che
fatica a trovare la sua identità di uomo e sente il peso dello sguardo altrui, uno sguardo aspro e giudicante
che tiene conto solo dell’aspetto che, come dice Leopardi stesso, “è quello che guardano i più”.
Fuori Misura è anche una sfida alle giovani generazioni nate in un’epoca in cui tutto si sfiora e nulla si
approfondisce, in cui la comunicazione è affidata a un’esiguità desolante di termini e di pensiero, in cui la
sfiducia nel futuro è un incentivo a lasciarsi travolgere dall’abulia. Generazioni alle quali Leopardi aveva
progettato di scrivere una lettera perché i giovani, come egli scrive nello Zibaldone, anche se hanno più da
perdere, sono più coraggiosi, meno egoisti dei vecchi. Perché “i giovani sono ginestre”, sono “la vita che
tiene”, sono più liberi, non ancora rassegnati, come gli adulti, al compromesso.
Fuori Misura è dedicato agli studenti, tanti universi in cerca di vita, ma anche ai docenti, e sappiamo essere
tanti, che non insegnano la paura, l’avvilimento e la rassegnazione.
Goethe diceva: “Si dovrebbe, almeno ogni giorno, ascoltare qualche canzone, leggere una bella poesia,
vedere un bel quadro e, se possibile, dire qualche parola ragionevole”.
Grazie quindi a Giacomo per le parole ragionevolmente irragionevoli ma soprattutto per averci regalato
tanta bellezza.

Valeria Cavalli

Recensione di Mario Bianchi sulla rivista Eolo dopo la presentazione dello spettacolo all’interno del Festival Vimercate 2013.
Come si possono raccontare la dolorosa vicenda umana e lo stupefacente estro poetico, inzuppato di
dolore, ma, nonostante tutto, intriso continuamente di vero e proprio amore per il creato, di Giacomo
Leopardi? E come si fa a narrarli, essendo poi, così apparentemente lontani da noi, ad un pubblico di
ragazzi, oggi?
La compagnia milanese Quelli di Grock vi è riuscita pienamente in questo bellissimo spettacolo che ottiene
tra l’altro così facendo, il risultato di coniugare in sé anche tutte le sfumature dell’animo umano.
Lo fa attraverso le avventure del giovane Andrea che, nonostante il 110 e lode in lettere e filosofia e un
promettente futuro come insegnante, per vivere, è costretto a lavorare in un call center. Un giorno, però,
finalmente, il nostro eroe riceve l’incarico di una supplenza, proprio nella scuola media da lui frequentata
da ragazzino. La professoressa che deve sostituire ,e qui c’è l’inghippo, gli lascia l’arduo compito di spiegare
ai ragazzi “Vita e opere di Giacomo Leopardi”. Così Andrea, anzi il Professor Roversi, forte anche dei consigli
del portinaio della sua casa, l’Algerino Selim, all’inizio timido ed impacciato supplente alle prime armi,
affronta pian piano di petto i ragazzi, ovverossia il pubblico che ha davanti, coinvolgendolo con la sua
presenza sul palco ma soprattutto con le armi della passione.
E così il poeta di Recanati, sempre fuori misura, perchè piccolo, gobbo ed inviso anche a sé stesso,
acquista piano piano una conformazione diversa ma sempre più grande , così gigantesca che ancora oggi lo
fa amare in tutto il mondo e soprattutto agli allievi del professor Roversi che lo richiamano per diverse
volte… sulla cattedra. Il borgo selvaggio, la voglia disperata di fuggirlo, il tormentato rapporto con il padre
Monaldo e con l’altro sesso infatti vengono analizzati dal nostro professore avvicinandoli sempre
all’esperienza dei ragazzi, forse anche perchè, in fin dei conti, alla loro età, l’inadeguatezza, il desidero e la
paura d’amare, la sensazione di essere sbagliati, di essere “fuori misura”, insomma, appartengono loro nel
medesimo modo.
Un monologo divertente, tenero e originale, scritto in modo impeccabile da Valeria Cavalli e […] recitato da
un bravissimo Andrea Robbiano che farà riflettere il così detto pubblico di riferimento, ma non solo quello,
sull’importanza della poesia, dell’arte ma anche sulla necessità e il valore della Scuola e dello studio.

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Venue

Teatro Corsini - Barberino M.llo

Details

Date:
22 Febbraio 2019
Time:
09:00 PM
Categories:
Stagione di prosa