Montecristo

L1078696

Di Italo Calvino

Regia di Riccardo Rombi

con Riccardo Rombi

 

Montecristo imprigionato – I suoi tentativi di fuga sono un flusso ininterrotto di pensieri e di immagini, di calcoli e ipotesi, di riflessioni e soluzioni per evadere insieme al suo compagno di prigionia, l’abate Faria, suo alter ego, che scava ininterrottamente cunicoli e gallerie, alla ricerca di uno spiraglio d’una via d’uscita.
Una partitura per attore, voce e movimento dove i corpi traducono le parole del racconto attraverso geometrie che si sviluppano e ridisegnano lo spazio, fino a ricreare la fortezza di IF sull’isola prigione di Marsiglia.
La metafora della prigione per scandagliare il concetto di Libertà, parola sempre più fragile, che nasconde sempre più insidie, tanto facile da pronunciare quanto complessa nella sua attuazione.

Tra una libertà limitata e una carcerazione effettiva la differenza è una questione formale ma ciò che le accomuna è il desiderio di evasione. Tutto in una prigione è vagliato, misurato, analizzato maniacalmente da chi vuol evadere. Una cella è il laboratorio delle possibilità di fuga e il carcerato non è un romantico, è uno scienziato. L’esterno, il fuori, è uno degli infiniti dettagli che influiscono, positivamente o negativamente, sull’impresa. Paradossale parlare di evasioni in un’epoca affollata dalle libertà? Oppure dovremmo iniziare a valutare seriamente le alternative di fuga?