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26
Gennaio
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SHOAH Frammenti per una Ballata

Giornata della Memoria 2020

SHOAH Frammenti di una ballata
di e con Fabrizio Saccomanno e Redi Hasa
Spettacolo prodotto da Farm Lecce e organizzato dal Consiglio Regionale della Puglia
Servizio Biblioteca e Comunicazione Istituzionale, in occasione della “Giornata della Memoria 2015”

Sono narrate quattro storie di bambini e adolescenti vissuti al tempo della Shoah in Ucraina, Ungheria, Polonia, Italia tra il 1942 e il 1946. Conosceremo la terribile esperienza dei tanti orfani abbandonati a loro stessi dopo la deportazione dei genitori, la vita nel ghetto elemosinando un pezzo di pane e qualche patata, la drammatica esperienza del lager dove arrivavano con i loro giocattoli in mano, il ricordo indelebile degli orrori che ha segnato per sempre la loro vita chiusi nel proprio silenzio consapevoli che non ci sono parole per raccontare la Shoah. Attraverso gli occhi dei bambini sarà raccontata la storia che ha portato al potere il nazismo, le leggi antisemite, la vita nei campi di sterminio, fino alla liberazione e all’accoglienza dei profughi che ha interessato anche alcune località della Puglia. Uno spettacolo incalzante e coinvolgente di parole, immagini, suoni, descritto da “La Gazzetta del Mezzogiorno” all’indomani della rappresentazione a Bari del 21 gennaio 2015 “… uno spettacolo capace di tenere in silenzio un teatro gremito di ragazzi coinvolti emotivamente dalle storie dei loro coetanei”.

Un giorno di dicembre mi è stato affidato un progetto inerente la Shoah. Si trattava di raccontare in teatro a degli studenti quella che da molti è considerata la più grande tragedia dell’umanità.
Da anni a teatro racconto storie ma da subito ho sentito quanto il compito affidatomi andava oltre le mie capacità. Non appena cominciavo a raccontare finivo nell’iperbolico, nell’eccezionale. Le parole si ammantavano di retorica, si facevano esagerate. Continuavo a rileggere centinaia di testimonianze, a studiare le vicende, a nutrirmi di scritti di autori ma poi al momento della restituzione tutto si faceva buio. Dalla fine della guerra ci sono stati lasciati fiumi di parole. Sono molti quelli che hanno testimoniato, raccontato, analizzato, valutato, confessato. Ci hanno lasciato in eredità opuscoli, diari, libri di memorie. Ci sono dentro storie terribili, tanto dolore, a volte anche luoghi comuni, giudizi affrettati e superficiali. Era ed è giusto così. Anche se nella sconfinata letteratura sulla Shoah decisivo è stato per me l’incontro con le pagine di Primo Levi, sicuramente, ma soprattutto di Aharon Appelfeld ed Elie Wisel, che all’epoca erano un bambino e un ragazzo, e poi ancora di Vasilij Grossman, sentivo che tutto questo materiale mi paralizzava. Sentivo che le mie parole andavano ad aggiungersi a tutta un’infinita letteratura senza nulla aggiungere. Meglio, mi dicevo, sarebbe il silenzio, il gesto di gettare un fiore in terra o di posare una pietra su una tomba. Meglio una musica. Da questo travaglio ha preso corpo quello che ho chiamato Shoah, frammenti di una ballata. L’idea del frammento si allontana dal concetto stesso di Shoah che, nel tentativo di essere raccontata e ricordata in sequenze verbali, retoriche e filmiche compiute, per denunciarne l’assurdità e l’immensità, rischia di assumere una forma astratta e vuota. Con Redi Hasa, meraviglioso musicista e compositore, abbiamo costruito quattro brevi racconti in cui continuo è il dialogo tra parole e musica.
Sono racconti che non vogliono dire per intero quella terribile storia (d’altra parte come si potrebbe), sono racconti che più che interessarsi ai fatti cercano di restituire le sensazioni e i pensieri di chi c’era li in quel momento. Sono voci di bambini ed adolescenti che non capirono allora quello che stavano vivendo e provano a dirselo e a dircelo in qualche modo. Un modo sincopato e stralunato.
Più che voci che spiegano sono occhi che raccontano. E non cercano redenzione.

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Date:
26 Gennaio 2020
Time:
06:00 PM
Categories:
Stagione di prosa